Modifiche al Codice dell’Amministrazione Digitale, ecco cosa cambia

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Nuovo-CAD-Codice-amministrazione-digitaleIl Consiglio dei Ministri il 30 Dicembre, ha approvato le modifiche al Codice dell’Amministrazione Digitale, pubblicate il 10 gennaio 2011 GU d.lgs. 235/2010, introducendo nuovi diritti, nuovi obblighi e strumenti per far rispettare le normative previste.

Ma cos’è cambiato?

Il nuovo CAD prevede l’applicazione di nuovi principi guida:

  • Diritto all’uso delle tecnologie verso amministrazioni e gestori di servizi pubblici(art.3).
    Le pubbliche amministrazioni devono essere accessibili attraverso tecnologie informatiche. Cittadini e imprese non dovranno più presentare documenti cartacei in sede all’amministrazione, e potranno comunicare attraverso i canali digitali (come la PEC).
  • Opportunità per le amministrazioni di capitalizzare il “dividendo dell’efficienza” che l’innovazione digitale consente (art.15).
    I risparmi ottenuti attraverso l’innovazione dei processi saranno misurati e investiti per nuova innovazione.
  • Obbligo di coordinarsi, di lavorare insieme, di fare sistema (art.14)
  • Più stringente definizione della validità dei documenti e dei procedimenti (art.20-23-quater)
  • Maggiore sostenibilità organizzativa per l’innovazione (art.17)
  • Collegamento stretto con il ciclo della performance e la valutazione del merito (art.12)
    Prevede la misurazione e la valutaziona della performance organizzativa e individuale dei dirigenti. Alle opportunità si accompagnano quindi sia gli incentivi, sia le sanzioni. L’innovazione diventa per la prima volta materia di valutazione del personale, da cui dipendono sanzioni ed incentivi.

Quali sono le nuove norme introdotte con il nuovo CAD:

  • I pagamenti elettronici (art.5)
  • Le comunicazioni tra imprese e amministrazioni (art.5 bis)
    La presentazione di istanze, dichiarazioni, dati e scambio di informazioni e documenti, tra le imprese e le amministrazioni pubbliche deve avvenire esclusivamente attraverso tecnologie digitali.
  • La PEC: canale di comunicazione e semplice strumento di identificazione (articoli 6 e 65)
    Imprese e professionisti sono obbligati ad avere una casella PEC (Posta Elettronica Certificata), mentre è facoltativo e gratuito per il singolo cittadino.
  • La validità dei documenti è indipendente dal supporto (articoli 20-23 quater)
    Nella sezione I del Capo II vengono descritte dettagliatamente le condizioni validità dei documenti informatici, dei passaggi da analogico a digitale. Tra le novità introdotte, il c.d.Glifo, ossia il sistema di contrassegno generato elettronicamente e stampato direttamente dal cittadino, per sancire la conformità dei documenti cartacei a quelli digitali.
  • Conservazione digitale dei documenti: meno carta, senza perdere né sicurezza né storia (articoli 43-44 bis)
    Un responsabile della conservazione può certificare il processo di digitalizzazione e di conservazione. La conservazione può essere affidata a “conservatori accreditati”.
  • Le nuove frontiere della sicurezza digitale (art.51)
    Il codice introduce disposizioni importanti sia sulla continuità operativa, sia sul disaster recovery dettando le modalità per il coordinamento delle azioni delle singole amministrazioni e per la predisposizione di piani operativi.
  • La sfida degli open data (articoli 52 e 68)
    Il nuovo CAD mette in primo piano la responsabilità della amministrazioni nell’aggiornare, divulgare e permettere la valorizzazione dei dati pubblici secondo i principi del cosiddetto “open government”.
  • I servizi online (articoli 54 e 63-65)
    Le amministrazioni pubbliche sono tenute a dar conto dei servizi online che hanno messo a disposizione di cittadini ed imprese sia sul proprio sito istituzionale, sia dandone notizia al Dipartimento della Funzione Pubblica. È previsto poi una più ampia possibilità di accesso ai servizi che si basa sia sulla Carta d’Identità elettronica e carta dei servizi sia su altri strumenti che comunque consentano l’individuazione del soggetto che richiede il servizio.
  • Dare voce ai cittadini anche su Internet (art.54)
    La cosiddetta “riforma Brunetta” ha tra i suoi cardini l’empowerment dei cittadini accrescendo le occasioni di dar loro voce possibilità di esprimere giudizi sulla soddisfazione nella fruizione dei servizi.
  • Moduli e formulari sempre disponibili (art.57)
    Le pubbliche amministrazioni devono provvedere a definire e a rendere disponibili per via telematica l’elenco della documentazione richiesta per i singoli procedimenti, i moduli e i formulari validi ad ogni effetto di legge, anche ai fini delle dichiarazioni sostitutive di certificazione e delle dichiarazioni sostitutive di notorietà. Le pubbliche amministrazioni non possono richiedere l’uso di moduli e formulari che non siano stati pubblicati; in caso di omessa pubblicazione, i relativi procedimenti possono essere avviati anche in assenza dei suddetti moduli o formulari. La mancata pubblicazione è altresì rilevante ai fini della misurazione e valutazione della performance individuale dei dirigenti responsabili.
  • Far viaggiare le informazioni e non le persone e non chiedere ai cittadini quello che le amministrazioni sanno già (art. 58).
    È una delle richieste più pressanti di cittadini ed imprese: che la PA non richieda loro dati che già possiede. Il CAD rende possibile lasciare in pace i cittadini prevedendo l’obbligo per le amministrazioni tenutarie di banche dati di predisporre apposite convenzioni aperte alla adesione di tutte le amministrazioni e volte a disciplinare le modalità di accesso ai dati senza oneri a loro carico. Il principio era già presente nel CAD del 2005, ma ancora una volta il nuovo CAD indica lo strumento e le sue regole, ne impone poi l’obbligatorietà prevedendo, in caso di inadempienza la nomina di un commissario ad acta che intervenga a predisporre le convenzioni e quindi in ultima analisi a tutelare il diritto degli utenti.
  • Siti pubblici e trasparenza (art. 54)
    Già il d.lgs 150/09 detta stringenti principi per la trasparenza delle amministrazioni pubbliche verso una “total disclosure” che vede nei siti internet pubblici il principale strumento di pubblicità. La successiva direttiva 105 della Commissione Indipendente per la Valutazione, Integrità e Trasparenza della PA (Civit) elenca con precisione quali sono i dati e le notizie che ciascuna amministrazione deve inserire nel sito Internet. Ora il Codice completa il quadro indicando l’obbligo per le amministrazioni di tenere aggiornati i dati (e considerando questo aspetto nella valutazione di dirigenti) e di trasmetterne una cospicua parte al Dipartimento della Funzione Pubblica che potrà così avere una conoscenza diretta e utilizzabile di molti fenomeni, a partire ad es. dalla consistenza dei servizi online presenti. Il codice introduce poi l’obbligo di pubblicare sui siti pubblici in modo integrale tutti i bandi di concorso.
  • Il patrimonio informativo delle amministrazioni e le basi di dati di interesse nazionale (art.60)
    Sistema informativo unitario che tiene conto dei diversi livelli istituzionali e territoriali e che garantisce l’allineamento delle informazioni e l’accesso alle medesime da parte delle pubbliche amministrazioni interessate. Il nuovo CAD prevede l’indicazione:
    a) repertorio nazionale dei dati territoriali;
    b) indice nazionale delle anagrafi;
    c) banca dati nazionale dei contratti pubblici di cui all’articolo;
    d) casellario giudiziale;
    e) registro delle imprese;
    f) gli archivi automatizzati in materia di immigrazione e di asilo.
  • Le regole tecniche (art.58)
    Per molti dei provvedimenti previsti dal nuovo codice saranno necessarie regole tecniche.

 

Approfondimento: Fonte ForumPA

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